Di solito si presentano alla nostra attenzione con una foto personale di una
realtà passata, chiedendo di riportarlo a quella, o di qualche personaggio cui voler somigliare. Ci chiedono se poi dopo l'intervento si vedrà il cuoio capelluto in controluce, se ci saranno cicatrici visibili sull'area ricevente, come sarà la cicatrice occipitale, e tante altre domande.
Ecco, bisogna insistere sul fatto che non avrà mai la densità che lui immagina, perchè
i capelli, ripeto,
non sono moltiplicati, ma distribuiti su una superficie più ampia, per cui più è ampia l'area interessata, meno densa sarà la realtà.
Non possiamo sostituirci a Madre Natura, e dobbiamo fargli capire che, in ogni caso ricoprire la superficie con la densità originaria vuol dire prelevare dall'area donatrice una superficie grande quanto la zona da ricoprire, e in questo caso il problema lo avremmo sul prelievo.
Il nostro paziente è quasi sempre una persona che cercando soluzioni al suo problema, si è già rivolto altrove, incontrando spesso
individui non medici, ciarlatani senza scrupoli, che pur di far soldi, gli hanno proposto ogni sorta di soluzione, dalle lozioni, alle terapie di ignota composizione e di dubbia efficacia. E' un paziente sfiduciato, confuso, disinformato, ormai diffidente di ogni cosa e di ognuno.
Il nostro lavoro è arduo, dobbiamo
infondergli fiducia e fargli capire che se rivuole capelli stabili e che crescono, l'unica risposta reale e scientifica è il trapianto.
Dobbiamo combattere contro un nemico invisibile e pericoloso:
la disinformazione. E' nostro dovere capire se la soluzione al problema sta nel trapianto, oppure è da cercare altrove. E' nostro dovere saper rinunciare all'intervento se non è quella la risposta giusta.
Il nostro paziente non è solo il calvo, ma anche il giovane che ha
paura di diventare calvo, il giovane che al risveglio comincia a vedere più capelli del solito sul cuscino, e allora comincia a passarsi continuamente la mano sulla testa, conta i capelli caduti, si confronta in silenzio con gli altri coetanei per paura di essere deriso, osserva i più adulti, quelli ormai calvi, e si immagina anche lui in quella situazione. Comincia la battuta scherzosa degli amici, e di lì alla psicosi, il passo è breve.