Professore a contratto di Trapianto di Capelli presso la Scuola di Specializzazione di Chirurgia Plastica dell'Università di Siena - Membro Fondatore della "Società Italiana di Cure e Chirurgia della Calvizie" (ISHR)
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Quando intervenire

E' difficile stabilirlo. C'è chi consiglia non prima dei venticinque anni, quando l'area interessata è definita, e il tempo ha effettuato una selezione naturale di guariti o depressi.

Credo che non tocchi solo a noi decidere il quando. Noi dobbiamo solo consigliare. Non siamo noi che viviamo quel problema. Problema che è sempre di diversa intensità da individuo a individuo. Problema drammatico per chi lo sopporta. E noi per quanti sforzi possiamo fare per capirlo, non riusciremo mai ad entrare in quel mondo, ad immedesimarci. Il trapianto dei capelli non deve essere considerato solo un atto chirurgico, è anche terapia, per cui è giusto attendere il tempo in cui coincidono bene l'opinione del chirurgo, e il momento in cui il paziente è veramente motivato.

A volte, scendere ad un compromesso di un trapianto di pochi capelli distribuiti bene, al di là dell'età, è sufficiente a recuperare una difficoltà sociale.

A volte un trapianto più impegnativo, anche se esteticamente soddisfacente per il chirurgo, può complicare la sua depressione.

E' molto importante anche consigliare bene dove e come disporre gli innesti, per cui è utile capire i desideri del paziente, e, quando è necessario, correggerlo con un disegno frontale più appropriato, che sia proiettato nell'aspetto futuro del paziente quando probabilmente perderà tutti quei capelli che erano destinati a cadere e si ritroverà solo con quelli trapiantati. E solo allora si vedrà se il nostro lavoro è servito a qualcosa.

Quasi tutti questi pazienti vorrebbero capelli, il più basso possibile sulla fronte e sulle tempie, perchè è così che erano nell'adolescenza, e non si rendono conto che con gli anni tutto il loro aspetto va cambiando; la stessa stempiatura fa parte di quella trasformazione che cambia il fanciullo in un uomo.Dobbiamo quindi proiettarci nel futuro di quel che sarà del nostro paziente, e far sì che lui continui ad accettarsi. Anche allora. E' questo che dobbiamo tener sempre presente, specialmente quando dobbiamo intervenire su un defluvium. Dobbiamo dargli tutto il tempo di fare le proprie valutazioni con calma, non mettergli mai fretta.

Solo se terremo presenti tutti questi principi possiamo coscientemente dire di aver lavorato soprattutto per il paziente.
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